09 gen Dove comprare? Fare la spesa nel modo giusto seguendo la catena di prossimità

Dove conviene comprare? Si può fare la spesa in modo intelligente mangiando bene e aiutando l’ambiente? Oggi abbiamo moltissime alternative quando si parla di cibo. Fare la spesa, però, può trasformarsi in un percorso a ostacoli se il nostro scopo non è il semplice nutrimento ma se vogliamo mangiare davvero bene.

Dove comprare? Fare la spesa “giusta”

Dove comprare per stare bene? Mangiar bene vuol dire seguire un’alimentazione sana, sostenibile e consapevole. Impariamo a scegliere alimenti freschi, poco trasformati e non confezionati. Per le verdure e gli ortaggi riscopriamo tutto ciò che è selvatico; mangiamo pesce non allevato, locale, di piccola taglia e di stagione; riduciamo il consumo di carne e di prodotti di origine animale evitando gli alimenti ottenuti da allevamenti industriali. Quello che mangiamo dovrebbe essere buono per la nostra salute, sostenibile per il suolo, onesto per chi lavora nel settore agroalimentare.

Saltando la grande distribuzione possiamo avere più notizie sulla provenienza e qualità delle materie prime e conoscere meglio i processi di trasformazione instaurando un rapporto di fiducia con i produttori locali.

La catena di prossimità: più benessere, meno inquinamento

Dove comprare catena di prossimità

Quando andiamo a fare la spesa può essere utile ricordarsi della “catena di prossimità” per migliorare il nostro benessere, ridurre l’inquinamento e lo sfruttamento dei lavoratori.

1. IL BOSCO. Tutto ciò che è selvatico ha più sostanze nutritive delle stesse varietà che abbiamo addomesticato e coltivato. Lo stesso principio vale per la selvaggina e gli allevamenti animali. Ovviamente questo è il metodo più complicato per “fare la spesa” e andare in giro per boschi non può essere il metodo principale che usiamo per nutrirci. Però tutte le volte che è possibile mangiamo ciò che si trova in natura: dai funghi alle verdure amare, dalla selvaggina ai frutti di bosco, dalla portulaca alle castagne. La nostra salute ne trarrà giovamento e riscopriremo sapori forti e autentici.

2. L’ORTO. Se abbiamo un piccolo orto o un balcone coltiviamo piantine aromatiche e qualche ortaggio. Anche in questo caso saremo difficilmente autosufficienti e otterremo un numero limitato di alimenti autoprodotti. Però già solo vedere quanto diventa grande uno spicchio d’aglio senza nessun “aiuto” chimico può essere utile per valutare la giusta dimensione che deve avere una testa d’aglio quando la acquistiamo attraverso altri canali. L’orto è, inoltre, un ottimo promemoria per tenere a mente la stagionalità di frutta e verdura: se non abbiamo fragole e pomodori in pieno inverno sulle nostre piantine difficilmente dovremmo lasciarci persuadere ad acquistarle altrove.

3. PRODUTTORI DIRETTI. Questa soluzione ormai è ritornata ad essere universalmente praticabile, anche da chi vive in città metropolitane e non in aperta campagna. Infatti sono necessari appena sette contatti per riempire la nostra dispensa: un contadino (frutta e verdura), un pastificio, un panificio (pane e lievitati), un mulino (farina e altri cereali, legumi), una pescheria, una macelleria, un frantoio. Ci vuole troppo tempo a fare la spesa così? Forse all’inizio, per trovare un referente di cui possiamo fidarci. Ma una volta che abbiamo un paio di contatti per ogni categoria possiamo anche organizzarci per fare scorte una volta a mese o anche di più (per i prodotti non deperibili) mentre per il fresco si possono scegliere tante modalità di approvvigionamento, dai gruppi d’acquisto agli abbonamenti con consegna a domicilio una volta alla settimana. Quasi sempre si obietta che acquistando direttamente dai produttori i prezzi sarebbero più alti. Questa affermazione, oltre a non essere sempre veritiera (abbiamo smentito in più di un caso le presunte “operazioni convenienza” da volantino, dati e numeri alla mano) andrebbe inserita in un discorso un po’ più ampio. Si può paragonare il prezzo di un vino in cartone con quello di uno in bottiglia? Serve risparmiare pochi centesimi (circa 20 a porzione) comprando pasta industriale prodotta con grano di origine sconosciuta anziché comprare pasta artigianale ottenuta da grani locali di qualità? Quanto si risparmierebbe in un mese? E in un anno? Sicuramente cifre astronomiche… E perché continuiamo a spendere di più per comprare alimenti già confezionati quando comprando le materie prime dai produttori locali potremmo fare tutto in casa risparmiando? Per risparmiare tempo! Anche sul tempo che bisogna trascorrere ai fornelli per cucinare girano parecchie leggende metropolitane, dato che in 20 minuti si può preparare un ottimo pasto completo. E ridurre il consumo di cibi pronti è fondamentale per mangiar bene.

4. IL MERCATO. Di solito i mercati hanno banchi con prodotti locali e di stagione. Anche qui però bisogna fare attenzione ed è meglio avere dei punti di riferimento fissi, non aver paura di far domande e “obbligarsi” a instaurare un rapporto di fiducia con i venditori. Vale sempre il principio che il cibo non deve essere bello, perfetto, lucido. Fare la spesa non è una questione estetica. Ricordiamoci dell’etica ogni tanto.

5. IL SUPERMERCATO E LA GRANDE DISTRIBUZIONE. Questa è diventata l’opzione più diffusa per fare la spesa. In nome di una male interpretata convenienza e velocità. Neanche mangiare fosse un pit stop della Ferrari. Teniamo presente che un produttore riceve dalla grande distribuzione circa il 20% del prezzo esposto. Pensiamo a quanta strada percorre la merce per arrivare sugli scaffali di un supermercato e a quanto pesa in termini di inquinamento. Consideriamo che non possiamo chiedere a nessuno dei commessi chi ha raccolto la mela del Trentino e nemmeno perché sembra avere una lampadina interna a emanare una luce celestiale. Andiamo a leggere quando sono state raccolti, confezionati o preparati gli alimenti che troviamo sempre disponibili: da giorni? Settimane? Mesi? E dove? Se proprio non abbiamo alternative cerchiamo quei supermercati che hanno anche cibi locali, impariamo a leggere i numeretti del reparto pescheria per capire da dove proviene il pesce, andiamo alla ricerca del libro ingredienti per vedere se il pane è fatto con acqua, farina e lievito (e basta). Armiamoci di lente d’ingrandimento e leggiamo le etichette. Tutte.

6. I RISTORANTI. Mangiare fuori non è un’eresia. Anzi, dovrebbe essere un piacere. Ma le occasioni per ingurgitare cibo di cui si ignora provenienza e fattura si sono moltiplicate. Dalla mensa alla pausa pranzo consumata al volo, dai distributori di snack al cornetto del bar le offerte di piatti pronti sono sempre maggiori e la nostra attenzione a quel che mangiamo sempre minore. Se riusciamo a trovare locali dove il cuoco sa quello che fa in cucina, il cameriere è presente ma non invadente, il lavapiatti coscienzioso e ben retribuito teniamoceli stretti. Altrimenti evitiamo.

La virtù, come in tutte le cose, sta nel mezzo. Per fare la spesa dovremmo scegliere il più possibile cose comprate al punto 3, dai produttori, evitare il 5 e 6 come la peste e rendere grazie ogni volta che ci capita di attraversare il punto 1 e 2.

Teniamo presente che man mano che aggiungiamo anelli alla catena di prossimità passando dal bosco per finire al ristorante diminuisce il grado di consapevolezza di ciò che stiamo mangiando, fatte le dovute eccezioni. Sapere con quali materie prime è fatta la pasta al pomodoro che mangio al ristorante è più difficile rispetto a rintracciare la provenienza della pasta fatta in casa condita con i pomodori dell’orto. Ovvio, triste e vero. E più ci allontaniamo dal bosco più aumenta l’inquinamento causato dalla coltivazione, allevamento, trasformazione, distribuzione del cibo. Il livello di benessere che proviamo è invece inversamente proporzionale alla distanza che c’è fra noi e il cibo, raggiungendo l’apice quando riusciamo a fare un pasto interamente “selvaggio”. O sapendo il nome e cognome di tutti quelli che hanno dato il loro contributo per permettere alla carbonara di finire nel nostro piatto.

E impariamo a rivedere le nostre abitudini per ridurre l’impatto ambientale che le nostre scelte alimentari hanno sul pianeta. Ne guadagneremo da ogni punto di vista.